Attività

Lunedì, 13 Aprile 2015 09:29

Nudging

Il nudge, (in italiano pungolo o spinta gentile) è stato formalizzato attraverso un best seller scritto dall'economista Richard Thaler e il giurista Cass Sunstein nel 2009 e comprende le strategie, basate sulle scienze comportamentali, usate per agire sulla cosiddetta “architettura delle scelte” degli individui.

Consiste in un gesto di sprone, di incoraggiamento, tipo il colpetto di gomito per dire “dai, tocca a te”, o “ce la puoi fare”. Un gesto convenzionale per farti ricordare qualcosa, per invitarti a compiere un’azione, senza obbligarti, giusto come promemoria o stimolo. E' uno strumento talmente importante che "in UK esiste un dipartimento governativo, ufficialmente chiamato “Behavioural Insight Team” (gruppo di lavoro sull’analisi del comportamento, più o meno), ma soprannominato Nudge Unit, che applica risultati dalla ricerca accademica su economia e psicologia comportamentale al settore cittadinanza e servizi pubblici."1 

In una società in cui la distanza tra consumatori e produttori è prossima allo zero, in cui l'interazione è il fulcro della vitalità aziendale e sociale, è quanto mai importante valutare gli aspetti psicologici e neurologici del processo decisionale, quale che sia la decisione da prendere.

La capacità di nudging è alla base di qualunque tipo di consulenza. Sicuramente della mia competenza.

 

 1(http://genitoricrescono.com/nudge-theory-convincere-usare-vasino/) Per saperne di più: (Linda Veneroso - http://www.projectoutdoor.it/nudge-la-spinta-gentile/)

 

 

Giovedì, 18 Luglio 2019 11:53

Viaggi

“Per sapere dove sei, devo prendere un mappamondo, farlo girare e puntare il dito: avrei una ottima probabilità di azzeccarci”, una mia cara amica mi ha detto una volta. E in effetti non posso darle torto. Quando ero piccola, capitava spesso con la mia famiglia che nel fine settimana si prendesse la macchina e si andasse a fare la gita, di solito dalla mattina alla sera. Per Natale, Pasqua o d’estate si andava a trovare i parenti in Toscana, in Lombardia e, facendo base presso di loro, giravamo nei dintorni. Poi abbiamo iniziato a fare viaggi sempre più lontani, compatibilmente con la capacità della nostra auto e la resistenza alla guida dei nostri genitori. Mio padre alla guida, di tanto in tanto sostituito da mia madre e noi tre figlie a dormire o guardare fuori dal finestrino. Così mi sono “ritrovata” ad avere il pallino del viaggio, elemento naturale quanto imprescindibile del mio stile di vita. Negli anni ho allargato il raggio delle destinazioni, anche grazie alle trasferte di lavoro, alle tournée musicali e alla fotografia. Pur non essendo una che “si viaggia addosso”, non riesco ad immaginarmi come una globetrotter dallo zaino in spalla. Anche perché, il top dei viaggi per me è quando torno a casa.


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